Autore: Casa Museo Murolo

  • “Na Casarella… Pittata Rosa!” 

    “Na Casarella… Pittata Rosa!” 

    Fondazione Roberto Murolo, Napulitanata e Fraternità Na Casarella si incontrano per “Na Casarella… Pittata Rosa!”

    Ci sono luoghi che custodiscono una storia e altri che, ogni giorno, continuano a scriverne una nuova. È proprio dall’incontro tra queste due dimensioni che nasce “Na Casarella… pittata rosa!”, l’iniziativa organizzata dalla Fraternità Na Casarella insieme alla Fondazione Roberto Murolo e all’associazione Napulitanata (che accompagna la direzione di Casa Murolo sin dall’apertura), in programma giovedì 23 luglio alle ore 19:00, presso la sede della Fraternità in Via Cupa Camaldoli 20/A, Napoli.

    L’evento rappresenta molto più di una semplice collaborazione: è il punto d’incontro tra realtà che, seppur attraverso percorsi differenti, condividono la volontà di mettere al centro la persona, la cultura e il valore della comunità. La Fondazione Roberto Murolo e l’associazione Napulitanata – impegnate nella tutela e nella diffusione della grande tradizione della canzone napoletana – incontrano così l’esperienza della Fraternità Na Casarella, da anni punto di riferimento per l’accoglienza e la solidarietà sul territorio.

    La serata si aprirà con i saluti e gli interventi di Don Massimo Ghezzi, Responsabile della Fraternità Na Casarella, e di Mario Coppeto, Presidente della Fondazione Roberto Murolo. Sarà un momento dedicato al racconto delle rispettive esperienze e dei valori che hanno reso possibile questa collaborazione.

    A seguire, spazio alla musica. Protagonisti saranno Emanuela De Rosa e Mimmo Matania, artisti dell’ensemble di Napulitanata, che accompagneranno il pubblico in un viaggio attraverso il repertorio classico della canzone napoletana. Un patrimonio musicale che continua a raccontare Napoli con autenticità e che rappresenta uno degli elementi centrali della missione culturale della Fondazione Roberto Murolo.

    La serata si concluderà con un momento conviviale ed enogastronomico, pensato non solo come occasione di incontro tra i partecipanti, ma anche come sostegno concreto alle attività della Fraternità Na Casarella.

    In un momento storico in cui i luoghi della cultura sono chiamati sempre più a dialogare con il territorio, iniziative come questa dimostrano quanto la memoria possa diventare uno strumento vivo di partecipazione. La musica, in questo senso,  è un vero e proprio linguaggio capace di unire persone, storie ed esperienze diverse.

    La Fondazione Roberto Murolo e Napulitanata rinnovano così il proprio impegno nel portare la cultura fuori dagli spazi museali e della sala da concerto, creando occasioni di incontro con le realtà che quotidianamente operano per il bene della città. “Na Casarella… pittata rosa!” vuole essere proprio questo: una festa, ma anche un simbolo di collaborazione, solidarietà e speranza.

    Vi aspettiamo quindi giovedì 23 luglio alle ore 19:00, in Via Cupa Camaldoli 20/A, per vivere insieme una serata all’insegna della musica, della condivisione e dell’autentico spirito napoletano.

  • Cosa resta di un artista: il senso della Casa Museo

    Cosa resta di un artista: il senso della Casa Museo

    Nella memoria collettiva, ciò che resta di un artista sono sicuramente le opere, le fotografie, le interviste, le recensioni giornalistiche, gli spettacoli, i libri e tutto ciò per cui l’artista è rimasto impresso negli animi e nel cuore delle persone. Esiste però un altro tipo di memoria, forse più silenziosa e quindi meno evidente, ovvero quella depositata nei luoghi vissuti dall’artista stesso.

    Proprio per questo, per la Fondazione Roberto Murolo, è stato (ed è tutt’oggi) importante preservare la casa dell’artista, in cui la memoria non è esposta come in un tradizionale museo, ma diffusa e stratificata, quasi nascosta tra gli oggetti, ma palpabile ogni volta che si attraversano le stanze: ci sbilanciamo dicendo che è qui che si respira l’essenza di Roberto Murolo. 

    Sarebbe semplice basarsi su ciò che è stato prodotto, ovvero tutto ciò che riguarda le interpretazioni, la musica, i testi, ma per noi è importante capire ciò che ha reso possibile questa produzione: abitudini, tempi, spazi. Non è solo una biografia raccontata, ma un’immersione in uno stile di vita che è diviso a metà tra quello di un artista e quello di una persona comune (proprio perché le due cose coincidono). Tutto suggerisce un modo molto personale di ascoltare e di lavorare, favorendo una narrazione sottile e profonda della sua vita, oltre che inedita.

    Molto importanti sono ad esempio gli oggetti, che per quanto possibile restano dentro una logica domestica. Il tavolo dove la famiglia Murolo pranzava, la fisarmonica del Maestro Murolo, una chitarra di Eduardo Caliendo e così via, non sono semplici oggetti da osservare, ma tracce di gesti che parlano di presenze passate. Sono questi dettagli a rendere la casa una memoria viva, supportati ovviamente dal lavoro di chi rende possibile la visita. 

    Ovviamente siamo consapevoli del fatto che attraverso la nascita di una Casa Museo tutto ciò che una volta era privato finisce per diventare pubblico, ma ci siamo mossi affinché questo non cancellasse l’intimità del luogo: al contrario, la preserva. Il visitatore infatti, come testimoniato sul nostro libro delle recensioni, ha la sensazione di entrare in uno spazio non “musealizzato” o scenografico, ma in un ambiente reale, che favorisce il quotidiano alla spettacolarizzazione. 

    Non è dunque un luogo da cui si esce con una somma di dati o di nozioni, ma un luogo che punta tutto sull’emotività: per molti è come rivivere dei ricordi, per tanti altri è un’immersione in uno spazio nuovo e stimolante. Siamo sicuri, però, che per tutti è un’esperienza non definibile, legata ad atmosfera e presenze indirette. 

    di Luca Schisano

  • Casa Museo Murolo: uno spazio di memoria sociale

    Casa Museo Murolo: uno spazio di memoria sociale

    Esistono luoghi che non si limitano a conservare il passato, ma lo catturano rendendolo ancora vivibile e condivisibile: Casa Museo Murolo è uno di questi. Infatti, crediamo fortemente nella forza del MU come ambiente sociale, ovvero uno spazio in cui memoria e pratiche quotidiane si intrecciano e si condizionano per riportare alla luce un’identità collettiva. 

    La chiave di lettura che ci vede dunque come uno spazio di memoria sociale ci aiuta a comprendere non solo le figure legate alla famiglia Murolo, ma anche il ruolo della canzone napoletana all’interno delle dinamiche sociali della città nel tempo. Significa, inoltre, saper riconoscere che all’interno di queste mura non si è sviluppata un’attività artistica riconducibile a poche personalità, ma una rete di scambi e di ascolti vicendevoli. Non a caso, come spiegato anche durante la visita guidata, la casa fu, ai tempi di Ernesto Murolo, una sorta di salotto borghese post-moderno, abitato da figure mitizzate che diventavano uomini “semplici” giocando a carte. 

    La canzone napoletana, così come interpretata da Roberto Murolo, è sempre stata fortemente legata a dinamiche sociali, soprattutto grazie ad un ascolto che è da sempre sia collettivo che intimo. All’interno del MU, queste pratiche trovano una sorta di terreno fertile, uno spazio naturale in cui sfogarsi, soprattutto grazie agli eventi promossi dalla Fondazione Roberto Murolo. In questo senso, “uno spazio di memoria sociale” diventa una vera e propria antropologia dell’ascolto, cioè un ambiente che conserva e restituisce modi di ascoltare la musica che ad oggi risultano rari. 

    Prima di diventare Museo, anche dopo la morte di Roberto Murolo, il MU è sempre stato un ambiente vivo, abitato da studenti e musicisti. Questo conferma la sua posizione di luogo delle relazioni, di incontri e di gesti ancora quotidiani. Uno degli aspetti più significativi è, appunto, la presenza di oggetti che simboleggiano il passaggio e tracciano pratiche precise: parliamo di arredi, strumenti, fotografie, libri e spartiti. Tutto serve a rimandare ad un ampio sistema di abitudini che descrivono la collettività. 

    Il confine tra spazio “pubblico” e “privato” a Napoli è spesso sottile, di fatti la vita nei vicoli ha da sempre creato una continuità fra spazio interno ed esterno. Anche il MU si inserisce in questa tradizione: non si tratta di un luogo isolato, ma di uno spazio che dialoga con la città; tant’è che durante la visita si ha la perenne sensazione che ciò che accade dentro sia strettamente collegato a ciò che è accaduto (e che continua ad accadere) fuori, come ampiamente testimoniato dal nostro libro delle recensioni. 

    Potremmo dunque dire che il nostro valore più ampio stia dunque non solo nella conservazione, ma soprattutto nella trasmissione. L’obiettivo è quello di continuare ad offrire strumenti per rivivere il passato e anche vivere il presente, che è l’unico modo che abbiamo per prevedere ciò che saremo. 

    di Luca Schisano