Autore: Casa Museo Murolo

  • Cosa resta di un artista: il senso della Casa Museo

    Cosa resta di un artista: il senso della Casa Museo

    Nella memoria collettiva, ciò che resta di un artista sono sicuramente le opere, le fotografie, le interviste, le recensioni giornalistiche, gli spettacoli, i libri e tutto ciò per cui l’artista è rimasto impresso negli animi e nel cuore delle persone. Esiste però un altro tipo di memoria, forse più silenziosa e quindi meno evidente, ovvero quella depositata nei luoghi vissuti dall’artista stesso.

    Proprio per questo, per la Fondazione Roberto Murolo, è stato (ed è tutt’oggi) importante preservare la casa dell’artista, in cui la memoria non è esposta come in un tradizionale museo, ma diffusa e stratificata, quasi nascosta tra gli oggetti, ma palpabile ogni volta che si attraversano le stanze: ci sbilanciamo dicendo che è qui che si respira l’essenza di Roberto Murolo. 

    Sarebbe semplice basarsi su ciò che è stato prodotto, ovvero tutto ciò che riguarda le interpretazioni, la musica, i testi, ma per noi è importante capire ciò che ha reso possibile questa produzione: abitudini, tempi, spazi. Non è solo una biografia raccontata, ma un’immersione in uno stile di vita che è diviso a metà tra quello di un artista e quello di una persona comune (proprio perché le due cose coincidono). Tutto suggerisce un modo molto personale di ascoltare e di lavorare, favorendo una narrazione sottile e profonda della sua vita, oltre che inedita.

    Molto importanti sono ad esempio gli oggetti, che per quanto possibile restano dentro una logica domestica. Il tavolo dove la famiglia Murolo pranzava, la fisarmonica del Maestro Murolo, una chitarra di Eduardo Caliendo e così via, non sono semplici oggetti da osservare, ma tracce di gesti che parlano di presenze passate. Sono questi dettagli a rendere la casa una memoria viva, supportati ovviamente dal lavoro di chi rende possibile la visita. 

    Ovviamente siamo consapevoli del fatto che attraverso la nascita di una Casa Museo tutto ciò che una volta era privato finisce per diventare pubblico, ma ci siamo mossi affinché questo non cancellasse l’intimità del luogo: al contrario, la preserva. Il visitatore infatti, come testimoniato sul nostro libro delle recensioni, ha la sensazione di entrare in uno spazio non “musealizzato” o scenografico, ma in un ambiente reale, che favorisce il quotidiano alla spettacolarizzazione. 

    Non è dunque un luogo da cui si esce con una somma di dati o di nozioni, ma un luogo che punta tutto sull’emotività: per molti è come rivivere dei ricordi, per tanti altri è un’immersione in uno spazio nuovo e stimolante. Siamo sicuri, però, che per tutti è un’esperienza non definibile, legata ad atmosfera e presenze indirette. 

    di Luca Schisano

  • Casa Museo Murolo: uno spazio di memoria sociale

    Casa Museo Murolo: uno spazio di memoria sociale

    Esistono luoghi che non si limitano a conservare il passato, ma lo catturano rendendolo ancora vivibile e condivisibile: Casa Museo Murolo è uno di questi. Infatti, crediamo fortemente nella forza del MU come ambiente sociale, ovvero uno spazio in cui memoria e pratiche quotidiane si intrecciano e si condizionano per riportare alla luce un’identità collettiva. 

    La chiave di lettura che ci vede dunque come uno spazio di memoria sociale ci aiuta a comprendere non solo le figure legate alla famiglia Murolo, ma anche il ruolo della canzone napoletana all’interno delle dinamiche sociali della città nel tempo. Significa, inoltre, saper riconoscere che all’interno di queste mura non si è sviluppata un’attività artistica riconducibile a poche personalità, ma una rete di scambi e di ascolti vicendevoli. Non a caso, come spiegato anche durante la visita guidata, la casa fu, ai tempi di Ernesto Murolo, una sorta di salotto borghese post-moderno, abitato da figure mitizzate che diventavano uomini “semplici” giocando a carte. 

    La canzone napoletana, così come interpretata da Roberto Murolo, è sempre stata fortemente legata a dinamiche sociali, soprattutto grazie ad un ascolto che è da sempre sia collettivo che intimo. All’interno del MU, queste pratiche trovano una sorta di terreno fertile, uno spazio naturale in cui sfogarsi, soprattutto grazie agli eventi promossi dalla Fondazione Roberto Murolo. In questo senso, “uno spazio di memoria sociale” diventa una vera e propria antropologia dell’ascolto, cioè un ambiente che conserva e restituisce modi di ascoltare la musica che ad oggi risultano rari. 

    Prima di diventare Museo, anche dopo la morte di Roberto Murolo, il MU è sempre stato un ambiente vivo, abitato da studenti e musicisti. Questo conferma la sua posizione di luogo delle relazioni, di incontri e di gesti ancora quotidiani. Uno degli aspetti più significativi è, appunto, la presenza di oggetti che simboleggiano il passaggio e tracciano pratiche precise: parliamo di arredi, strumenti, fotografie, libri e spartiti. Tutto serve a rimandare ad un ampio sistema di abitudini che descrivono la collettività. 

    Il confine tra spazio “pubblico” e “privato” a Napoli è spesso sottile, di fatti la vita nei vicoli ha da sempre creato una continuità fra spazio interno ed esterno. Anche il MU si inserisce in questa tradizione: non si tratta di un luogo isolato, ma di uno spazio che dialoga con la città; tant’è che durante la visita si ha la perenne sensazione che ciò che accade dentro sia strettamente collegato a ciò che è accaduto (e che continua ad accadere) fuori, come ampiamente testimoniato dal nostro libro delle recensioni. 

    Potremmo dunque dire che il nostro valore più ampio stia dunque non solo nella conservazione, ma soprattutto nella trasmissione. L’obiettivo è quello di continuare ad offrire strumenti per rivivere il passato e anche vivere il presente, che è l’unico modo che abbiamo per prevedere ciò che saremo. 

    di Luca Schisano

  • Fondazione Roberto Murolo: il progetto per digitalizzare l’archivio della Casa Museo

    Fondazione Roberto Murolo: il progetto per digitalizzare l’archivio della Casa Museo

    La Fondazione Roberto Murolo ha presentato alla Regione Campania un progetto dedicato alla valorizzazione della Casa Museo Murolo e alla digitalizzazione del patrimonio archivistico e musicale conservato nello storico appartamento di via Cimarosa al Vomero, sede attuale della Fondazione e storica abitazione prima di Ernesto e poi di Roberto Murolo. 

    Nel corso del Novecento la casa è stata un importante luogo di incontro della cultura napoletana. Qui passarono autori e artisti come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio e Raffaele Viviani.  Oggi questo spazio è diventato una Casa Museo che conserva una parte significativa della memoria della canzone napoletana classica.

    L’iniziativa rientra nell’avviso pubblico regionale per il sostegno alle imprese culturali e creative, finanziato attraverso il PR Campania FESR 2021-2027, e punta a rafforzare le attività della Fondazione trasformando l’archivio Murolo in un patrimonio sempre più accessibile e fruibile.

    Il progetto presentato alla Regione Campania mira proprio a rafforzare il ruolo della Casa Museo come centro di conservazione, studio e divulgazione, attraverso nuovi strumenti tecnologici e processi di digitalizzazione del vasto archivio custodito dalla Fondazione, formato da:

    • documenti e manoscritti;
    • fotografie storiche;
    • premi e riconoscimenti ricevuti dalla famiglia;
    • libri antichi;
    • dischi a 78 giri;
    • registrazioni sonore e incisioni originali

    Il lavoro di digitalizzazione permetterà di preservare nel tempo questi materiali e supporti sonori fragili, creando copie digitali di buona qualità veicolato dalla costruzione di un archivio digitale, che facilita la ricerca e lo studio della canzone napoletana, infatti particolare attenzione sarà dedicata proprio alla digitalizzazione delle registrazioni storiche, che rappresentano una testimonianza fondamentale dell’evoluzione interpretativa di quest’ultima nel Novecento.

    Il progetto prevede anche l’introduzione di strumenti tecnologici per la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale della Fondazione. Uno degli obiettivi è infatti quello di installare strumenti digitali per la consultazione e rendere l’archivio più accessibile, soprattutto per studiosi e ricercatori. 

    La Fondazione Roberto Murolo, istituita nel 2001 su iniziativa dello stesso maestro, ha l’obiettivo di custodire e diffondere la memoria artistica di una delle figure più importanti della musica napoletana del Novecento.

    Il progetto presentato alla Regione Campania rappresenta un passo significativo in questa direzione, visto che attraverso la digitalizzazione dell’archivio e il rafforzamento delle attività della Casa Museo, il Presidente della Fondazione, Mario Coppeto, punta a trasformare un patrimonio storico di grande valore in una risorsa culturale accessibile alle nuove generazioni, mantenendo viva la tradizione della canzone napoletana.