Durante la 52esima edizione del Festival di Sanremo, nel 2002, fu assegnato a Roberto Murolo il Premio alla Carriera. Non fu un normale riconoscimento per l’allora novantenne Maestro Murolo, ma un vero e proprio atto simbolico. Il Festival, infatti, si fermò per rendergli omaggio, riconoscendo la sua figura di interprete e quasi di archivio vivente della canzone napoletana classica. Egli infatti, avendo attraversato quasi tutto il secolo, faceva da custode della canzone napoletana, soprattutto grazie al suo lieve soffio di voce.
Quando Sanremo premiò Roberto Murolo, nel 2002, il Maestro era già avanti con gli anni: di fatti, non si recò fisicamente sul palco dell’Ariston, ma vi fu un collegamento in diretta con l’allora direttore artistico Pippo Baudo che lo introdusse al pubblico e gli consegnò a distanza il Premio. Murolo si trovava nel suo soggiorno che tutt’oggi è visitabile grazie alla Fondazione Roberto Murolo presso la Casa Museo.
Sanremo concettualmente è spesso visto come luogo di industria e quindi strettamente legato al mercato e di conseguenza all’attualità musicale. La scelta di sottolineare invece l’importanza storica, legata invece alle radici, alla memoria e ad un’identità stratificata, fu importante perché lanciò un segnale: studiare da dove veniamo ci aiuta a comprendere cosa ci aspetta. Le interpretazioni di Murolo, infatti, sono da sempre fortemente contaminate (ad esempio dal Jazz, elemento importante della sua formazione artistica) e nonostante questo sempre legate al passato e alla tradizione.
Nel 2002, inoltre, la televisione era già spettacolo, ritmo serrato, luci e scenografie imponenti, e dunque in contrasto con la figura di Murolo, che portava con sé i residui di un mondo lento, che elegantemente rompeva il silenzio con la musica. La sua, anche se da lontano, fu quasi una presenza ascetica nel contesto sanremese, e ciò che commuove è che in una manifestazione che spesso amplifica tutto a favore dello spettacolo, per qualche minuto il protagonista fu un uomo che invece lavorava di riduzione e che nella sua carriera era conosciuto per elementi molto semplici: voce e chitarra.
Quando Sanremo premiò Roberto Murolo non si rese protagonista di un’operazione nostalgica, ma di una dichiarazione culturale: la canzone napoletana non è folkloristica, non è solo legata alla cartolina ma è una delle forme matrici della canzone italiana. Un anno dopo, il Maestro Murolo ci avrebbe lasciato e ciò non fece altro che rendere questo riconoscimento popolare un vero e proprio testamento, oggi non solo scolpito nell’immaginario collettivo napoletano ma anche visitabile con la presenza della Casa Museo Murolo.
di Luca Schisano

